Il borgo medievale

Il borgo medievale

Nel film “La fine è nota” di Cristina Comencini, Fabrizio Bentivoglio prende un taxi da Cagliari a Tratalias. Accortosi della distanza, osserva col tassista “credevo che Tratalias fosse più vicina a Cagliari…”. Il tassista risponde, “Tratalias non è vicino a niente”. La prosecuzione del film sembra un po’ confermare questa affermazione, presentando Tratalias come un paese fermo, immobile in mezzo al niente.

E in realtà, Tratalias conserva intatto il fascino del suo passato, lontana da tutto, forse, non nello spazio ma nel tempo.

Abbandonato alla fine degli anni Ottanta a causa delle infiltrazioni d’acqua provocate dalla diga di Monte Pranu, il vecchio borgo conserva la situazione urbanistica della fine degli anni Cinquanta, quando i problemi dovuti all’umidità iniziarono a farsi sentire, e presero il via le prime istanze per il trasferimento della popolazione in un luogo più asciutto.

Per questo, oggi, una visita a Tratalias permette di immergersi in un’atmosfera quasi magica, in cui il tempo si è fermato, ma dove pulsano ancora vive le suggestioni della sua storia secolare.Intorno alla cattedrale è stato conservato, e recentemente restaurato, il nucleo più antico dell’abitato di Tratalias, totalmente disabitato. Le tecniche che sono state utilizzate per la sua costruzione prevedevano l’uso massiccio dei muri in pietra, che ancora oggi testimoniano quanto un tempo dovesse essere florida la condizione economica di Tratalias rispetto agli altri villaggi sulcitani, dove il materiale edilizio più diffuso era il ladiri, mattoni crudi di paglia e fango fatti asciugare al sole, usati a Tratalias soprattutto per i tramezzi interni. Molte case presentano, ai piani inferiori, dei bellissimi archi in pietra, su cui poggia il tavolato che fa da pavimento al piano superiore. Ai piani alti, imponenti travi in ginepro sostengono i soffitti in canna, soluzione ottimale per l’isolamento termico degli ambienti.

Tra le abitazioni è possibile ammirare un edificio chiamato "casa spagnola”, che fa parte di un complesso più vasto, e testimonia le successive stratificazioni storiche che hanno interessato il borgo di Tratalias. La prima struttura, costituita da due stanze comunicanti, dotate entrambe di una porta verso l’esterno, è sorretta da archi in pietra, e conserva parte dell’antico pavimento. Questo primo ambiente, completamente restaurato nel XVII secolo, come testimonia un’epigrafe datata al 1655, è senz’altro più antico, e la sua struttura sembra risalire al XIII, se non al XII secolo. A questo piccolo nucleo primitivo sono stati accostati, nel tempo, gli ambienti che attualmente ospitano l’esposizione museale. Dotato di imponenti loggiati, il caseggiato arrivò a comprendere “sa domu de zia Giuannicca”, anch’essa senz’altro più antica. La casa spagnola, uno dei luoghi più suggestivi del paese, accoglie oggi su coggiu, il cocchio trainato da buoi che, per secoli, è stato usato per il trasporto del simulacro della Vergine di Monserrato da Iglesias a Tratalias.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, al trasferimento della sede vescovile ad Iglesias nel 1503 non seguì, per Tratalias, un periodo di abbandono e degrado. L’esempio più significativo è la presenza di un originale sistema di portali barocchi, unici nel territorio, che caratterizzano il borgo. Oggi ne sopravvivono due in ottime condizioni e un terzo, di fronte alla Cattedrale, estremamente rovinato.

Anche se è difficile capire precisamente la loro funzione, non è improbabile che si sia trattato di un modo per isolare il borgo dall’esterno, trasformandolo in una piccola cittadella chiusa, i cui accessi potevano essere controllati.

Il restauro del borgo medioevale permette, oggi, di rivivere l’atmosfera di un piccolo paese sardo, con i suoi usi e costumi, dove trascorrere un’esperienza diversa, lontana dalla caotica frenesia del turismo di massa.

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Immagini del borgo